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Assedio mediatico: intervista agli autori di La strada della vita

Dicono il Diavolo abbia molti nomi. Lucifero, Satana, Belzebù, Samael, Gabriele Stilli

Il soggetto dell’articolo di oggi ne ha altrettanti, di nomi. Herr Besetzung, Monsieur Siège, Mr. Siege, Мистер Оса́да…

Noi, usi alla nostra lingua, lo chiameremo Signor Assedio.

Assedio è uno dei personaggi principali di La strada della vita, graphic novel nata dalla penna di Giovanna Furio e dalla matita di Marco Nizzoli, e pubblicata a settembre 2018 da Oblomov Edizioni. C’è di più: Assedio è il cattivo, di questa graphic novel. La personificazione astratta dell’assedio di Leningrado che, tra 1941 e 1944, reclamò oltre un milione di vite nella città che oggi conosciamo come San Pietroburgo. Le pallottole e le bombe tedesche, la scarsità di cibo e il gelo russo concorsero a creare le condizioni della strage: tali aspetti furono tutti, in una misura o nell’altra, Assedio.

E proprio Assedio, nel fumetto, presiede al massacro. Lo dirige e lo coordina, come un maestro di cerimonie avvezzo al suo mestiere: carismatico, abituato alla pompa senza esserne assuefatto, distante e clinicamente efficiente. Un essere che è al contempo invisibile agli occhi delle vittime ed esposto alla massima visibilità, nel suo istrionismo crudele quanto scanzonato, di tutte le vignette che lo ospitano.

Quello di oggi è un articolo ad personam. Un’intervista ad personam, anzi. Sulle orme dell’incontro di presentazione tenutosi venerdì 7 dicembre presso la Libreria Il Delfino di Pavia, gli autori del volume si sono offerti di rispondere a qualche domanda sul diabolico, spettacolare villain della loro vicenda.

Giovanna, Marco, benvenuti (metaforicamente parlando). Lo stoicismo di cui date prova continuando imperterriti a sopportarmi è lodevole.

Da dove è nata l’idea di dare una forma fisica, nella vostra opera, proprio all’Assedio di Leningrado? Non la Fame, non il Freddo, non la Morte… l’Assedio. Un’entità che in sé riesce a convogliare tutti gli aspetti precedenti, ma che appare decisamente inusitata: e in quanto tale decisamente originale.

Giovanna Assedio come entità fisica nasce quasi in contemporanea alla rappresentazione delle entità Inverno, Tempesta, Gelo e Fiamma. In questi termini si definisce come oppositore per eccellenza di un universo declinato su piani differenti: reale e fantastico, toccando sfere che coinvolgono un piano collettivo e personale in un colpo solo.

In realtà in un primissimo approccio all’idea della storia avevo pensato ad Assedio come a un personaggio del mondo reale. Un asso nella manica di Hitler. Un personaggio immaginario che avrebbe dovuto inserirsi in uno scenario prettamente terreno, legato a una mia vecchia passione: la storia delle strategie militari.

Non ci è voluto molto per capire che la storia, quella del mondo fantastico, sarebbe rimasta orfana della controparte di cui avevo bisogno perché funzionasse. Quindi…l’ho introdotto come il male per eccellenza in un mondo invisibile ai più. Dargli una forma a quel punto è stato naturale per me.

Nel dialogo con un altro personaggio (il presente, si sappia, è un articolo rigorosamente SPOILER FREE), Assedio fa diverse allusioni a suo padre. Un’entità superiore dalla quale si è liberato a caro prezzo: guadagnandosi, nel far ciò, un marchio di traditore impresso a fuoco sulla pelle. Chi è, questo padre più grande persino del cattivo della vicenda? Una più generica Morte, forse? E qual è il marchio dell’ignominia che affligge Mr. Assedio, così composto e signorile?

Giovanna Assedio è figlio di un massimo e supremo BENE. Per questa ragione la sua ribellione ha comportato un prezzo molto alto da pagare. Assedio decide di occuparsi della parte oscura e maledetta della creazione, di cui egli stesso è parte: il male. Ma va persino oltre. Il suo scopo è alimentarlo.

Il male che amministra è per lui una forma di intrattenimento. Un male insidioso, possibile soltanto attraverso le azioni degli uomini. La sua è una forma subdola di interferenza allo scopo di accompagnare sul sentiero del non ritorno le vicende umane.

I l suo marchio è quello del sobillatore, per l’appunto.

Oh, sì… accoglietemi morendo, voi tutti.
Questa è gioia! Questa è musica!

Requiem a voi!

In una delle scene più atroci aventi per protagonista il cattivo della vicenda (e in una di quelle in cui, consono al suo ruolo, il nostro si palesa più noncurante e rilassato: come un impiegato sul finire del suo turno), Assedio dichiara di essere nato assieme al mondo, senza però accusare alcuna vecchiaia. Non è anziano, lui: è esperto. E, in quanto esperto, visita tutti coloro che lo invocano, senza un’ombra di stanchezza o di fatica. Lui l’uomo lo segue da vicino dai tempi del Diluvio. Gli sta appresso ogni volta che sbaglia, ogni volta che perde. Si nutre di debolezze umane; i suoi ambiti di competenza privilegiati sono odio, crudeltà e genocidi. Assedio, se non altro, sembra una personificazione della Morte violenta: quella intenzionale, quella cattiva, lontani dal proprio letto e dal pacato fluire degli eventi. È questo, il ruolo che avevate ponderato per l’antagonista? In altri luoghi e in altri momenti, Mr. Assedio magari è stato – e ancora ha da essere – Mr. Guerra, Mr. Genocidio, Mr. Strage?

Giovanna Questo è il ruolo che ho pensato per lui sin dall’inizio. Occupandosi e alimentandosi della parte oscura della creazione, puoi declinarlo secondo i diversi gradi di degenerazione che macchiano e che hanno macchiato il genere umano lungo il filo della storia.

Giovanna mi aveva accennato alla sua idea originale sulla forma fisica di Assedio. Vi dispiacerebbe ricordarla?

Giovanna Nell’idea originale Assedio era una figura sì antropomorfa ma dalla sostanza decisamente diversa: era formata da una miriade di scarafaggi. Gli scarafaggi in fatto a disgusto hanno un riscontro unanime. Non solo: sono in grado di sopravvivere a tutto.

Marco Gli scarafaggi sono stati sostituiti da corvacci neri in stato di decomposizione, ma è stata una scelta estetica: semplicemente funzionavano meglio.

Penso la forma definitiva del nostro mi sia più congeniale. Forse.

Volete dirci qualcosa della sua creazione? Da dove è derivato l’iconico outfit, completo di ghette impeccabili, bastone da passeggio istoriato e cappello a cilindro? Nella moltitudine di teschi che lo decora dobbiamo vedere la classica iconografia della Morte oppure, magari, un riferimento alle uniformi delle Schutzstaffel, idealmente gli “Assedianti” in carne e ossa?

Giovanna Da una ragione semplice: il male è anche una forma di perbenismo, quella che permette di farsi strada con facilità nella vita. Assedio incarna questo concetto attraverso un’eleganza quasi maniacale. Per questo mantello, cappello a cilindro, bastone e sigaro all’occorrenza mi sono parsi gli accessori più consoni con cui vestirlo. Di primo acchito potrebbe essere scambiato per un uomo d’altri tempi. Un uomo distinto. In realtà si tratta del suo ennesimo travestimento volto ad occultare la sua natura.

Pleased to meet you / Hope you guess my name

The Rolling Stones, Sympathy for the Devil.

E in quanto al volto, di Assedio? Il suo viso scheletrico è molto vicino alle rappresentazioni classiche della Morte, ma la sua forma oblunga mi ha riportato alla mente anche le iconiche maschere da medico della peste seicentesco. Un’immagine che, a sua volta, sposa alla perfezione quella del corvo, alto sul luogo della strage, in attesa di potersi concedere un lauto pasto. I corvi restano la manifestazione più tangibile di Assedio, dopotutto. Corvi immateriali, invisibili: troppo fredda Leningrado, e troppo intirizziti i corpi che dovrebbero costituirne l’alimentazione privilegiata, perché possano trovarsene di veri.

Marco Il volto scheletrico è la rielaborazione del teschio di un uccello, usare un teschio umano mi sembrava banale. Inoltre in alcune scene vediamo uno stormo di corvi neri che si fondono l’un l’altro prendendo l’aspetto antropomorfo di Assedio; dargli un viso scheletrico che ricordasse quello di un volatile è stata una scelta conseguente.

Giovanna I corvi traslati nel mondo dell’invisibile a cui Assedio appartiene riprendono la più classica iconografia e simbologia di una certa letteratura gotica e romantica.

In alcune delle scene che lo vedono protagonista (inclusa l’atrocità di prima), Assedio ci appare ricoperto di sangue: una nebbia rossa che sembra sua diretta emanazione, secrezione delle sue sembianze immateriali. Si tratta di una manifestazione delle vittime fino ad allora accumulate? O di quella che, in quel preciso momento, sta per aggiungere alla lista? Nella stessa istanza, poi, il nostro mastica avidamente un sigaro. La fiamma da lui animata – contrapposta a quella che, altrove, si è applicato per sopire – ha un qualche significato, o è semplice elemento di costume caratterizzante l’azzimato gentil“uomo”?

Marco La tua intuizione è esatta! Quel sangue non è altro che l’aura di Assedio a simboleggiare la sua essenza di morte.

Per quanto riguarda la fiamma animata dal suo sigaro, è una semplice nota di colore che accentua l’aspetto surreale del personaggio.

La conquista dei corpi e delle menti è la parte che preferisco.
Mi offre una fisicità che non ho.

Mi fa sentire cose che altrimenti non potrei conoscere.

Che significato ha, per Assedio con la “A” maiuscola, l’inevitabile dissoluzione dell’assedio? Va considerata una sconfitta? O, semplicemente, quel milione di vittime equivale a un “è stato bello finché è durato”?

Giovanna “È stato bello finché è durato”. Si sposa perfettamente con la natura predatoria di Assedio.

In base alla domanda di prima: come si manifesterebbe, al giorno d’oggi e nella nostra realtà, Assedio? Sceglierebbe sembianze diverse? Un nome diverso, magari?

Niente nomi di Ministri, per favore: l’autore dell’articolo al pensiero ha già ridacchiato a sufficienza tra sé e sé.

Giovanna Al momento è troppo presto per parlarne. Siamo nell’ambito di un altro progetto in lavorazione.

Che dire… penso per oggi possa andare. Giovanna, Marco, grazie di cuore di essere stati con noi. Aspettiamo con ansia la vostra prossima collaborazione: tra voi due, chiaramente; ma anche con noialtri non sarebbe male.

Un’intervista con Mr. Spread, magari?

Giovanna Grazie a te Davide. Alla prossima intervista ad personam. 😉

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Davide Cioffrese

Davide Cioffrese

Eclettico nella mia conoscenza del nulla, narcisista nella misura in cui il mio ego non incontra quello degli altri, più sensibile agli attacchi emotivi di opere fittizie che a quelli del libro/film/ videogioco chiamato “vita” (aspetto alquanto allarmante). Tento di approcciarmi al mondo nella maniera più amichevole possibile, ma se di dovere (e, talvolta, a sproposito) non mi faccio scrupoli ad attaccarlo con eguale ferocia. Salvo poi, magari, sentirmi dispiaciuto al riguardo. Non aspettatevi che lo confessi, comunque. Jack of… some trades, master of none… in particular.