Artivism: l’attivismo si fa creativo

Artivism. Un neologismo che indica la forma d’arte dedita all’attivismo, non semplicemente riferito al cambiamento climatico, ma esteso alle forme di discriminazione, al pacifismo, ai diritti umani, di cui sempre più sono piene le nostre giornate. In occasione del terzo sciopero mondiale per il clima, svoltosi ieri, a cui ha partecipato un numero di persone costantemente in crescita, vi parlo di questa nuova corrente di pensiero a cui approdano sempre più artisti.

Oggi l’arte visiva non si esprime più solo attraverso canali materiali, come quadri, fotografie, teatro, ma soprattutto attraverso il virtuale. I social network permettono la rapida circolazione di contenuti, rendendo questi ultimi intangibili, in grado di invadere ogni nodo della rete a livello planetario. Nel caso dell’Artivism la caratteristica social può rivelarsi un vantaggio, proprio perché tali opere possono essere accolte in breve tempo da un numero potenzialmente illimitato di individui.

L’Artivism si sviluppa però a partire dal 1997, grazie ad un raduno di artisti e musicisti tra Chicago e Los Angeles, con alcune influenze provenienti anche dal Messico, in grado di realizzare opere pop a sfondo sociale. Questo tipo di arte si sviluppa dunque inizialmente attraverso la street art (di cui ancora oggi possiamo vederne traccia), la culture jamming, una forma di boicottaggio della cultura dei media e dei contenuti o ideali mainstream, il subvertising – parola che va a sovvertire il senso di advertising (pubblicità) parodiando le campagne politiche e promozionali -, forme di protesta e attivismo vero e proprio, per poi seguire sempre più i mutamenti della società, adeguandosi ad essi per continuare ad emergere. Come si è detto oggi l’Artivism di fa strada lungo gli infiniti percorsi del web.

Lo scrittore americano MK Asante, nel suo libro It’s Bigger Than Hip Hop (2008, St. Martin’s Press), una riflessione sul valore della cultura pop come veicolo di valori sociali e politici, a dare un’ esaustiva definizione di Artivism:

The artivist use her artistic talent to fight and struggle against injustice and oppression, by any medium necessary.

Ci sono molte iniziative che annualmente raccolgono gli obiettivi di molti artivist all’interno di festival o manifestazioni. L’Artivist Film Festival & Awards ne è un esempio. Si svolge annualmente sotto forma di tour nonostante la sede di organizzazione sia a Hollywood, riguarda principalmente i registi che nelle loro produzioni pongono come temi centrali i di diritti umani, i diritti sui minori, i diritti animali e la preservazione ambientale.

 

Vi riporto inoltre due esempi di Artivism veicolato attraverso i social network. Si tratta di Steffen Kraft e di Viktor Hertz.

Steffen Kraft, conosciuto come ICONEO, è un artista tedesco sensibile alle tematiche sociali, in particolar modo all’ambiente. Attraverso uno stile minimalista e a tratti restrò, riesce a dare al pubblico un’idea chiara di ciò che vuole esprimere. Spesso la società si comporta in modo del tutto superficiale e contradditorio, con estrema ingenuità attua pratiche dannose nei confronti dei con specifici e della Terra. Inoltre i valori che oggi aleggiano su di noi risultano quasi del tutto vacui, soffocati dalla vita parallela che una consistente percentuale di individui è stata in grado di costruirsi e curare con molta dedizione – trattasi dei nostri account social.

Viktor Hertz è un artista svedese che ha iniziato come hobby il mestiere del graphic designer, per poi intraprendere la carriera nel 2010. Oggi ha già realizzato libri e partecipato a esibizioni. Mi sento di poter dire che la sua collezione “Honest Logos” si ispira al subvertising. Troviamo infatti nelle sue illustrazioni digitali una sottile ironia in grado di mostrarci la vera essenza dei brand mondiali su cui poggia il consumismo della società moderna. Hetz risveglia le nostre coscienze, mostrandoci ciò che davvero i colossi mondiali ci stanno dicendo, senza volerlo.

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