Julia, Nathan Never, Dylan Dog

Perché le storie sono come un fiume infinito che continua a scorrere verso un mare sconosciuto… tutto quello che può fare un povero marinaio come me, è seguire la corrente… e stringere il vento quanto più gli è possibile.

(Dylan Dog 400, E ora, l’apocalisse!, pag. 97)

Leggendo l’estratto di E ora, l’apocalisse!, numero 400 di Dylan Dog, sorge il dubbio che possa esistere un modello in senso più ampio: ipotizzando che “le storie” siano collane Bonelli e “il mare sconosciuto” un prototipo letterario inedito, diviene spontaneo ricercare una matrice comune in alcuni protagonisti simili.

Con questo articolo vorrei dunque portare avanti un piccolo esperimento: analizzare alcuni dei primi albi della Sergio Bonelli Editore per identificare un archetipo, costituito dai vari frammenti trovati durante la ricerca.

I primi albi analizzati sono Agente Speciale Alfa, facente parte della collana Bonelli di Nathan Never, e Gli occhi dell’abisso dalla collezione di Julia, le avventure di una criminologa. Quindi la presentazione di due enti privati che collaborano con la polizia.

Al di là di questo punto in comune, i due mondi sembrano molto distanti: Agente Speciale Alfa è un albo fantascientifico pubblicato nel giugno del 1991, mentre Gli occhi dell’abisso è un tradizionale giallo dell’ottobre 1998; da un lato un uomo in un ambiente futuristico, caratterizzato da alta tecnologia e da una fusione tra uomini e robot, dall’altro una donna che cerca di far rispettare i propri e gli altrui diritti in una società violenta e maschilista.

Dunque instaurare un legame tra i due sembra complesso… ma non impossibile se possediamo la chiave di volta: Dylan Dog. Più dettagliatamente la prima fase della collana, quella che va da L’Alba dei morti viventi a E ora, l’apocalisse!.

L'alba dei morti viventiLe tre collane sono state pubblicate da Sergio Bonelli Editore a partire da decenni differenti: Nathan Never e Julia negli anni ’90 e Dylan Dog nel 1986. Ciò nonostante sono ancora in corso di produzione e a volte degli autori di un albo entrano in contatto con l’altro, come svelano i nomi dei creatori di Nathan Never: Michele Medda, Antonio Serra e Bepi Vigna, sceneggiatori di alcune storie per Dylan Dog. Autori creatori di Julia e Dylan Dog sono, invece, rispettivamente Giancarlo Berardi e Tiziano Sclavi. Le aderenze tra Nathan Never e Dylan Dog non terminano qui, infatti già dalla lettura dei primi albi si riscontrano caratteristiche collettive.

Agente Speciale Alfa narra di un programma rubato che permette di liberare gli androidi dalle rispettose leggi della robotica, trasformandoli in assassini. A rubarle è stato un ricordante (un uomo dotato di un cervello in grado di incamerare dati a mo’ di computer), Eric Kleeman, che sfuggito alla caccia di Nathan Never, consegna le informazioni all’antagonista Aristotele Skotos. Così incomincia il caso che l’agente speciale seguirà con un aiutante d’occasione, nonché testimone, l’Androide C-09.

A differenza dei suoi compagni e dei suoi nemici, Nathan odia la violenza e utilizza la propria pistola soltanto quando non ha alternative, alla maniera di Dylan Dog. Il protagonista non possiede innesti bionici né poteri extra-sensoriali, anzi ha difficoltà con la tecnologia in generale, come Dylan Dog. Di conseguenza il personaggio si mostra «in equilibrio tra la vecchia figura dell’eroe senza macchia e senza paura e la nuova figura dell’anti-eroe cinico e scanzonato».

Julia appare, invece, fissata nella realtà, presente e protagonista; non un’ eroina, ma di carne e ossa. Come l’indagatore dell’incubo, «ha paura: non è certo un eroe invincibile, e anzi a volte non riesce proprio a risolvere il caso» (dal sito online di Sergio Bonelli Editore, sotto l’indice “Il mio nome è Dylan Dog”): è umana, forte della propria umanità.

Infatti in Gli occhi dell’abisso la criminologa vive in uno stato di angoscia e terrore, causato da un trauma irrisolto; tant’è vero che diviene uno dei temi del primo albo, generatore di dubbi e incubi. Per quanto abbia risolto il caso a livello logico, poi, Julia non riuscirà a catturare l’assassina per interi numeri del fumetto. Fragile, ma determinata, Julia ne Gli occhi dell’abisso affronterà un blocco personale attraverso l’investigazione privata.

È da notare che i tre protagonisti hanno un conto in sospeso con il passato: Julia ha perso i propri genitori in un incidente stradale all’età di tre anni e si è trovata in pericolo in un accaduto introdotto nel primo albo; anche Dylan Dog è orfano e tenta di ricostruire la sua infanzia montando un modellino di Galeone; Nathan si sente responsabile della morte di sua moglie Laura, uccisa da uno spietato criminale di nome Ned Mace, e della malattia di sua figlia Ann, divenuta autistica per lo shock subìto.

Julia

Traumi che tendono ad analizzare e assopire attraverso l’investigazione: Julia “indagatrice dell’animo”, Dylan “indagatore dell’incubo” e Nathan “investigatore del futuro”.

Questo diviene una metafora della loro posizione lavorativa, che spesso parte dal pubblico per poi rinchiudersi in un privato che collabora con il pubblico, con il quale continuano ad avere un rapporto travagliato. L’ambiente pubblico e universale è infatti quello della società in cui essi si devono calare e che crea traumi: in passato Nathan era un poliziotto e Dylan un agente di Scotland Yard.

Per leccare le loro ferite hanno esaminato il loro privato, nonché gli aspetti psicologico e sentimentale: Julia Kendall è una criminologa di Garden City, Dylan Dog un detective privato e Nathan Never un agente speciale dell’Agenzia Alfa. Tuttavia non esiste privato esente dal pubblico o viceversa, dunque gli investigatori collaborano spesso con la polizia… ma che rapporto hanno con essa?

Julia riceve incarichi direttamente dalla procura distrettuale, dunque un rapporto di stima reciproco che viene a volte scoraggiato da un comportamento irascibile e non incline alle regole, quando i metodi del tenente Alan Webb o del procuratore capo della contea Michael H. Robson non coincidono con quelli della criminologa.

Per Dylan, invece, l’unico filtro con l’antecedente occupazione è l’ispettore Bloch, per il resto ha rapporti abbastanza occasionali o indiretti. Bloch non accetta l’abbandono della polizia da parte di Dylan e disapprova la sua nuova professione; tuttavia l’amicizia paterna che lo lega all’indagatore dell’incubo fa sì che gli ex colleghi si aiutino vicendevolmente anche durante i casi.

Con la polizia in generale, però, Dylan mantiene un atteggiamento titubante, in quanto crede che l’ascolto da parte degli agenti sia limitato ad alcuni casi in cui non rientra la categoria di cui lui si occupa: solitamente lavora per «una persona a cui la polizia non crede, che tutti ritengono pazza, e che spesso rischierebbe davvero di scivolare nella follia se non trovasse qualcuno disposto ad ascoltarla e ad aiutarla[2]».Nathan NeverInfine, Nathan che non crede che la polizia abbia la capacità di fronteggiare la criminalità dilagante con le sue sole forze e dunque incoraggia la costruzione di agenzie private, in parte sovvenzionate con contributi pubblici.

Quindi un rapporto complicato e di graduale allontanamento, che porta gli investigatori a riconsiderare i criminali: non mostri ma uomini con una psiche e alcune motivazioni da analizzare. Per l’appunto, l’intento dei protagonisti è quello di consegnare i colpevoli alla polizia, di certo non giustificando le loro azioni, ma mantenendo integra la loro umanità: Julia tenta di comprendere le profonde pulsioni che li hanno spinti ad agire; Dylan è dalla loro parte perché «li chiamano mostri, ma spesso sono identici a noi…[3]»;  Nathan suppone che non esistano persone buone o cattive, ma azioni che si avvalgono di questi aggettivi e che i criminali abbiano dei motivi, anch’essi giusti o sbagliati, per i quali agire.

Infatti non esistono criminali fissi nelle collane, solo alcuni che vengono presentati in più fumetti o ricordati con maggiore valore, poiché i reali nemici sono altri: entità sovrannaturali ed allegoriche come La Morte e Xabaras in Dylan Dog.

A spingere le loro indagini è un sentimento astratto e potente, una ragione in più per essere meno sistematici e metodologici e per seguire il sesto senso… o meglio “il quinto senso e mezzo”, come direbbe Dylan. L’istinto personale, difatti, è quella straordinaria sensibilità che «permette d’immedesimarsi emotivamente nel criminale di turno e quindi di prevenirne le mosse o di risalire ai motivi che hanno scatenato le stesse[4]».

A spingere le loro indagini è la necessità, una necessità emotiva, che svaluta l’importanza di un ricavato economico: Nathan, ad esempio, si è servito per anni del denaro soltanto per pagare le cure della figlia; mentre Dylan richiede delle parcelle molto basse, anzi a volte non si fa neanche pagare.

Sembrano quindi gli unici a dare maggior peso ai sentimenti rispetto alla carriera e al denaro. Ciò è visibile nelle passioni che vivono: le storie sentimentali di Julia sono brevi e turbolente, il sesso per lei è un completamento; le avventure di Dylan sono plurime, ma per lui non esiste sesso senza amore; Nathan è legato al ricordo della moglie e sua figlia è più importante di qualsiasi altra relazione.

Ciò è riscontrabile nelle passioni che coltivano: i tre protagonisti sono amanti del vintage. Julia coltiva l’hobby del cinema anni Quaranta e possiede una Morgan 4/4 bianca, con interni di pelle nera, del 1967; Dylan ascolta i propri vinili ponendoli in un giradischi e guida un Maggiolone cabriolet di colore bianco, targato DYD 666; Nathan colleziona vinili e videocassette. Quindi appassionati di musica, Julia suona il pianoforte e Dylan il clarinetto.

Nathan Never

Il primato dei sentimenti rispetto alla carriera e al denaro, si nota in Gli occhi dell’abisso, nel momento in cui Julia rifiuta il caso propostole da Michael H. Robson, ma interviene nel momento in cui una sua studentessa muore. Julia si mette infatti sulle tracce di un serial killer che ha ucciso in maniera brutale tre ragazze, tra cui la studentessa di un suo corso. Di fatti Julia non è soltanto una coraggiosa e intelligente criminologa, bensì una brillante e interessante professoressa nella Hollylock University.

Durante la piena giornata lavorativa, ad aspettarla in casa saranno la sua dolce gattina persiana Tari e la collaboratrice domestica Emily Jones. Pagina dopo pagina si nota come Emily non sia soltanto una domestica per lei, bensì un affetto stabile, parte della propria famiglia nonché amica: una figura quasi materna che la protegge, la coccola e non torna dai suoi cari finché la signora non rientra e può constatare che stia bene, anche se ciò significa rimanere oltre il proprio turno lavorativo. Il paragone con Groucho è immediato, poiché anch’egli ha una mansione simile all’interno della casa e rientra tra gli affetti più importanti di Dylan Dog, tanto da volerlo anche come suo assistente e convivente, nonché migliore amico.

Entrambi, inoltre, possiedono i tratti somatici di due celebri attori: il riconoscimento iconografico di Emily è Whoopi Goldberg, della quale possiede la forza e la determinazione; mentre Groucho possiede il nome, la comicità e la fisicità di Groucho Marx.

Per concludere, il prototipo bonelliano dell’indagatore privato, ex agente di polizia, sembra sussistere con alcune caratteristiche definite: fragile, dall’infanzia spezzata; determinato nella propria ricerca del benessere; appassionato e passionale; sensibile alla psiche altrui, così i criminali sono uomini e non mostri; sentimentale e generoso, di fatti la carriera e il denaro non rientrano tra le sue priorità.

Valoroso e dagli importanti valori, l’archetipo dona caratteristiche e DNA ai protagonisti delle tre collane: insegna loro a combattere per sé e per gli altri affinché non esista più il termine “mostro”, poiché

Chi lotta con i mostri deve badare, così facendo, a non diventare un mostro. Perché se tu scruterai a lungo dentro un abisso, anche l’abisso scruterà dentro di te.

Nietzsche

(citazione tratta da Julia, le avventure di una criminologa, Gli occhi dell’abisso pag.128)

Rebecca Restante
Rebecca Restante

Sono nata a Roma nel 1999. Diplomata al liceo linguistico e studentessa dell'università La Sapienza. Sono in cerca della mia manifestazione tramite la letteratura