Alexandre Benois, Hermann davanti al padrone della contessa,dalla serie della Dama di Picche, 1910
Rinascita della Letteratura

Recensione di “Non è un vento amico”

La storia è una vecchia donna grassa che, affacciata al balcone della propria casa, lancia sassi ai passanti mentre li ha dappresso. Non si cura delle sofferenze come della gioia.

(Vincenzo Zonno, Non è un vento amico, Vocifuoriscena, Viterbo 2015, p. 5.)

Quando ho cominciato a leggere Non è un vento amico di Vincenzo Zonno avevo tra le mani, come adesso,  Anna Karenina di Tolstòj, un capolavoro della letteratura russa al quale l’autore dedica un paio di espliciti richiami, ammodernandone la descrizione dei fatti e delle situazioni.

Accantonando Tolstòj (a cui ritorneremo) e focalizzandoci sul romanzo in questione, Zonno ci racconta di una storia che non è Storia, una tangente che (come sottolinea più volte) solo in alcuni punti tocca le fila dei grandi avvenimenti storici, spesso descritti con giusta, mai prolissa, completezza e si contenta di impressioni e attese.

Georges Stroganov, il protagonista della vicenda, sbarca a Cypel Koszalin, una base russa in territorio neutro, descritto come un non-luogo dell’anima, per ordine dello zar: deve indagare su uno squallido, cruento omicidio, forse, o meglio su un fatto sovrannaturale che pare implicare direttamente Dio (un dio che punisce il peccatore servendosi di Abaddon, angelo dall’incredibile forza). Racconto a cui il nostro eroe di periferia e ai margini della storia non crede.  Questo nei primi capitoli.

Chi sono o, per meglio dire, cosa sono gli dèi? Esistono davvero o i popoli hanno avuto tutti (e allo stesso tempo) pari fantasia e creatività?

Al punto da inventarsi la medesima favola?

(Op. cit p. 119).

Vincenzo Zonno Non è un vento amicoCiò che Georges affronta successivamente, e per un tempo piuttosto lungo, è proprio un mistero religioso, ambientato in una terra ostile e ai margini della Russia (anzi proprio fuori), un confine (geopolitico e ancora prima geografico), una periferia aspra che sembra eterna nella sua imperscrutabile immobilità. Il peccato, la punizione divina, le passioni (di donne) e  il progresso, che sembra essere avulso, anzi demonizzato da alcuni ambigui soggetti sono gli elementi su cui lavora l’autore che, attraverso il suo protagonista, cerca di scioglierli in silenzio. Pochi infatti sono i dialoghi veramente importanti mentre molto di più lo sono i fatti.

Come l’incontro con Lidija, il personaggio più affascinante (e riuscito, almeno per chi scrive) del romanzo, protagonista di un paio di colpi di scena davvero ben congeniati, una figlia del suo tempo intrappolata nel peccato e a cui il protagonista, cercando di comprenderla (e riuscendoci), prova a dare una speranza di salvezza.

Dopo il peccato, la salvezza: i personaggi di Zonno sono, come il luogo in cui abitano, immobili, congelati in una eterna situazione di peccato che esclude qualunque progresso individuale, quel percorso che accomuna, pure con le dovute, enormi differenze, Georges al Levin di Tolstòj, un sentimento contrastato e difficile che, con queste caratteristiche (la religione ortodossa, la differenza abissale tra il pensiero russo e il fascino dell’Occidente europeo e le spinte moderniste a cui alcuni uomini nell’ambiente russo sempre più si richiamano), non si poteva far altro che collocare nel mondo russo ottocentesco. Ma si tratta del pensiero di un singolo, peraltro ben collocato nell’ambiente frivolo e contraddittorio della San Pietroburgo dell’epoca.

Zonno, dunque, ci racconta la vicenda di un uomo che cresce, concentrandosi però su quel momento in cui il suo viaggio si congela al margine di tutto, in cui davanti ai suoi occhi (e ai nostri) si stende una deserta landa affogata nel peccato: solo atti estremi ci potranno condurre fuori da quell’inferno e non per forza da questo nostro sacrificio potremo ottenere la felicità.

Nel mondo degli orrori un unico solo spicchio di bellezza esplose.

E fu il caos.

(Op. cit. p. 218)

 

In copertina: Alexandre Benois, Hermann davanti al padrone della contessa,dalla serie della Dama di Picche, 1910


Collaborazione con l’autore Vincenzo Zonno, casa editrice Vocifuoriscena. Della casa editrice Vocifuoriscena abbiamo recensito anche  La mitologia del Kalevala, di Juha Pentikainen. 

Nato a Sciacca in provincia di Agrigento nel 1993, ho frequentato il Liceo Classico nella mia città natale per poi proseguire gli studi a Pavia, dove mi sono laureato in Lettere Moderne con una tesi dedicata all'architettura normanna in Sicilia.