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Storia di Roque Rey

David McDermott, Walking, 2008

David McDermott, Walking, 2008

Il giorno in cui lo zio Pedro muore, la zia Elsa chiede a Roque, dodici anni, di indossare le sue scarpe per ammorbidirle un po’ in vista del viaggio nell’aldilà. Così, riempite le punte con il cotone, il ragazzo esce di casa per fare una passeggiata. Non tornerà più. Camminerà per quarant’anni attraverso l’Argentina, senza meta, in una lunghissima fuga costellata di scoperte, di riflessioni e di una serie di incontri indimenticabili: Umberto, un prete epilettico parricida; Los Espectros, un gruppo di musicisti itineranti che lo ingaggia come ballerino; Marcos Vryzas, un bohémien alcolizzato che lo introduce alla vita dissoluta della capitale; Natalia, una bambina dall’intelligenza eccezionale che si innamora di lui e lo tenta col suo fascino ammaliatore. E quando Roque finirà a lavorare in un obitorio, tolte le scarpe dello zio indosserà quelle dei morti, che lo condurranno nei luoghi dove sono sepolti i loro più terribili segreti. Sullo sfondo di questo lungo viaggio, scorrono quarant’anni di storia dell’Argentina, un paese misterioso ancora tutto da scoprire, raccontati da chi della storia non è protagonista, ma la vive sulla propria pelle. Ricardo Romero è uno degli autori argentini contemporanei più apprezzati e talentuosi. In Storia di Roque Rey rielabora la grande tradizione sudamericana del realismo magico dando vita a un romanzo sempre in bilico tra reale e immaginifico che, sin dalle prime pagine, ci ricorda cosa significa leggere per puro piacere.

(Ricardo Romero, La storia di Roque Rey, Fazi Editore, 2017, risvolto di copertina)

Sulla copertina di Storia di Roque Rey, edito da Fazi Editore nella collana Le Strade, campeggiano alcuni colibrì svolazzanti e sgargianti, che, oltre ad essere un’azzeccata scelta grafica, s’intonano perfettamente all’indole del protagonista, Roque Ray: come i colibrì, infatti, Roque compie delle migrazioni erratiche, che se nel caso dei minuscoli uccellini sono dettate dalla fioritura, per il ragazzo dipendono dall’indole meditabonda, dal caso e dalle persone in cui s’imbatte.

Ricardo Romero Storia di Roque Rey

Lo sventurato e innocente protagonista incarna uno dei desideri più reconditi da cui ciascuno di noi è naturalmente ed ineluttabilmente attratto: quello della fuga. Ma se normalmente la fuga rimane pura astrazione, allettante e dolce fantasticheria, per Roque si concretizza più volte nel corso della vita. Nel momento in cui pare aver trovato stabilità nella consuetudine, se ne va, vagabonda, ricomincia da capo. È in grado di abbandonarsi completamente ai sensi e agli impulsi, che lo travolgono con tale veemenza da fargli abbandonare tutto e da farlo salire su un bus, andandosene per sempre. Abbandona nel corso della sua vita gli zii, padre Umberto, i Los Espectros, Vryzas, spesso seguendo semplicemente «un fare vuoto e puro che non rispondeva a nulla né cercava nulla».

Il fulcro della storia, nonché la legge di gravità della vita di Roque, è l’errare, «quel perdersi segreto, quella camminata misteriosa per territori altrettanto misteriosi», che talvolta è sfogo inarrestabile, altre volte è puro deambulare ipnotico, e in molti casi è un errare solo mentale, un vagare in un labirinto di indecisione interiore e profonda. Nel corso delle sue camminate e dei suoi viaggi, prima in bus, poi, da adulto, in macchina, Roque s’imbatte nel paesaggio, che è in grado di interiorizzare o trasfigurare, rendendolo manifestazione visibile dei suoi dolori. È in grado di contemplare ciò che lo circonda talmente intensamente da arrivare al punto di «farsi divorare l’anima.»

Le vicissitudini di Roque si mischiano con la Storia argentina, che Romero cita raramente in modo diretto: ne narra le conseguenze più tangibili, i pestaggi, l’iperinflazione, l’apertura della bara della moglie di Roque da parte di un gendarme per accertare che non avesse ferite da armi da fuoco. Così ripercorriamo le ferite dell’Argentina della seconda metà del ventesimo secolo: la dittatura militare di Perón, la crisi economica, la brutale dittatura militare con il tristemente celebre fenomeno dei desaparecidos, fino al governo Alfonsín.

Talvolta Ricardo indugia su particolari morbosi e perversi, che conferiscono un’aura barocca e oscura ad ogni storia. Così al realismo magico si aggiunge un’ombra scabrosa che impregna ogni pagina.

È una storia profondamente introspettiva, uno di quei romanzi che fanno acquisire una diversa percezione di noi stessi, facendo emergere la nostra inclinazione meditabonda. Insomma, è il libro di evasione perfetto per far farci ritrovare la nostra, seppur celata, indole da colibrì.


Ricardo Romero è nato a Paranà nel 1976, vive a Buenos Aires ed è una delle voci più interessanti della lettura argentina odierna. Ha pubblicato cinque romanzi e una raccolta di racconti e ha diretto la rivista letteraria “Oliverio”. Storia di Roque Rey è il suo ultimo romanzo, pubblicato in Italia questo novembre da Fazi. 

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Vittoria Pauri

Vittoria Pauri

Mi chiamo Vittoria e ho diciotto anni. Se questo fosse un questionario di Proust, alla domanda "qual è il tuo motto?" non avrei esitazione a citare la frase di Gandhi che, tradotta piuttosto liberamente, recita così: il miglior modo per trovare se stessi é perdersi nel servizio degli altri. Mi riassume perfettamente. Le due cose di cui non posso fare a meno sono la curiosità di capire ciò che mi capita intorno e un quadernetto, da cui non mi separo mai, su cui scrivo tutto quello che mi passa per la testa e su cui colleziono frammenti di libri, poesie e conversazioni.
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