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Perché Sepoltura?


Logo La Sepoltura della Letteratura

Ecco, lui è il signor B.

Piacere.

E’ sera, dopo mangiato. Si rimbocca le maniche della camicia, si stende in poltrona e apre uno dei suoi libri. Lo vediamo lì, a leggere piano, riga per riga, perdendosi in Tolstoj, assaggiando un po’ di Baudelaire, o Mallarmé, assaporando Proust, fermandosi poi su Balzac o su un più pungente Dostoevskij. Si innamorerà perdutamente di Nasten’ka così come della bella Eloisa; incontrerà poi il famoso Ismaele (e si ricorderà di chiamarlo così), inorridirà esterrefatto nell’essere trasformato in un lurido scarafaggio, o di veder saltellare il suo naso all’orizzonte. Comprerà molti libri, o li prenderà in biblioteca; e, alcuni, li leggerà d’un fiato in lunghe serate d’autunno, altri li centellinerà, gustandoli come vino pregiato. Insomma, il signor B. è un lettore. Un lettore appassionato, un lettore vero. Il lettore per cui tutti vorrebbero scrivere. Peccato che il signor B. abbia un difetto. Un difettuccio piccolo piccolo.

Il signor B. non esiste.

O meglio: non è che proprio non esista. Esiste, ma non si vede. Non si sente. Al punto che la società si è convinta che, fra la popolazione mondiale, la sua presenza conti niente, al pari di uno zero virgola zero. Il signor B si così è trasformato in una sorta di antiquario un po’ fissato, un signore benestante che non ha problemi, ama il quieto vivere e si occupa poco del mondo. In compenso, ha questa strana passione per le cose vecchie, per le cose di cui nessuno si occupa. Un maniaco del passato, ecco.

La letteratura è così relegata a un passatempo per chi non ha niente di meglio da fare, a un lusso per agiati signori. «Ma a che serve, la letteratura?». «Ma come, ci sta la crisi, c’è la disoccupazione…. e tu pensi ai libri?»

Una risposta affermativa è difficile, ma necessaria.

Perché nei libri, nell’arte, c’è la parte migliore dell’uomo. Al punto che, addirittura, quando una dimostrazione matematica è particolarmente bella, pulita, geniale, la si accosta all’arte. Al punto che non c’è disgrazia, non c’è prigione, in cui non sia stato scritto nulla. Anche in quei posti in cui non sembra esserci nulla per l’occhio, nulla di bello per le orecchie, si scrivono versi e si compone. Anche i cavalcavia si dipingono, e le architetture nude delle fabbriche. Non siamo capaci di silenziare i nostri sensi: pure nella desolazione l’uomo sa trovare il sublime, anche nell’emarginazione e nello squallore più puro. Anzi, proprio in quei momenti l’arte è feconda.

L’arte non è, come si può pensare, una decorazione, un appagamento fuggitivo. Non è qualcosa per intrattenersi o passare il tempo; non è un semplice ghirigoro su una parete, se questo ghirigoro non è frutto di un’elevazione interiore. L’arte non è soltanto bellezza estetica; è uno sconquasso. E’ il modo con cui gli uomini hanno cercato di rimanere eterni.

E’ per questo che la letteratura, nonostante tutto, resiste; che l’arte resiste.

Ecco, per questo nasce La sepoltura della Letteratura: una fossa da cui rinascere con la forza dell’arte.

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Redazione

Redazione

Amiamo la letteratura, la poesia e l'arte. Ma da centocinquant'anni i poeti circolano senza aureola, e quanto alla letteratura, dicono che non si senta troppo bene. Sarà vero? Intanto, prepariamo ironicamente le nostre esequie per un'arte ancora lungi dall'essere morta...