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Il mondo visto attraverso gli occhiali colorati di Arturo Falaschi

occhiali colorati
Quando le mie parole ti incontrano, ti avvincono a me, è perché quell’incontro era già avvenuto prima, prima delle parole che lo nominano. Solo allora la parola scorre fluida, vera e affascinante.
Io so che le parole devono attendere il tempo loro.

Io so che, nell’attesa, la cosa più onesta è il silenzio.

da Il Magazzino

Poeti, filosofi e scrittori rincorrono da sempre “la parola“, la studiano, la sezionano e le danno ogni genere di forza e di significato. È la parola, il veicolo principale della comunicazione, quella che ci permette di esprimere il nostro pensiero. La parola però, per essere autentica e onesta, ha dei tempi prestabiliti, altrimenti è vuota, superflua e falsa.

Viviamo immersi in un mondo, dove l’immagine e la falsa parola hanno preso il sopravvento e i danni prodotti riempiono la cronaca di giornali e telegiornali.

Arturo Falaschi con il suo bellissimo libro, Occhiali Colorati, edito da ALA libri di Livorno, ha fatto un lavoro di recupero della Parola in senso etico, dando ai suoi numerosissimi e brevi racconti un taglio decisamente filosofico e vagamente poetico.

La Parola diventa una storia, che nel corso della lettura si scompone in altre storie: essenze di vite umane, particolari di oggetti, piante e ambienti, dialoghi e silenzi pieni di conversazioni mute con se stessi. Non ci sono trame intricate, ma è il rumore dei pensieri che prende forma scritta.

«Guarda, la rosa.» E io volgo il mio sguardo e vedo ciò che indichi: vedo la rosa. Ma non so se la mia rosa e la tua rosa sono lo stesso fiore.

Da Gli Occhi tuoi

arturo falaschi

A sinistra, Arturo Falaschi.

Occhiali Colorati è il primo racconto della lunga serie e non a caso dà il titolo al libro, gli altri non sono altro che la dimostrazione di quanto viene affermato nel dialogo tra l’avventore e il venditore di occhiali, nel grande negozio di occhiali della vita.

« […] Qualunque occhiale mi metta non vedo la verità del mondo e se tolgo gli occhiali non vedo più niente. Qual è allora la verità del mondo?»

«La verità del mondo è un imbroglio, appunto. Solo quello che tu chiami imbroglio è la realtà. […]»

Da Occhiali Colorati

La ricerca della verità è l’assillo dell’essere umano, il pungolo che spinge gli uomini di ogni tempo a mettere le navi in mare e a partire per l’ignoto. Avidità e curiosità, perché come diceva il buon Dante: “ fatti non foste a viver come bruti … “. Oggi, che non esiste un lembo di terra sconosciuta, inebriati come siamo dalla tecnologia, drogati di consumismo, barcolliamo tra virtuale e reale, ancora più confusi di quel che furono i nostri antenati. L’autore, con il suo libro, lucida le nostre lenti appannate e nel susseguirsi delle brevi e intense storie tornano a brillare i colori iridescenti delle molteplici verità di quell’Uno, Nessuno e Centomila di pirandelliana memoria.

… L’immagine allo specchio c’è perché la guardi, ma tu la guardi e la vedi perché c’è.

… Anche la cosiddetta realtà è il prodotto della tua fantasia. … 

da Sul Ring

L’importanza di guardarsi allo specchio, il disagio che a volte si prova nell’osservare quell’altro noi che sembra volerci parlare, come se l’immagine avesse vita propria. La figura sdoppiata dallo specchio è un artificio usato in letteratura e di questo e di altri espedienti si servirà Falaschi che nei suoi racconti elabora anni di studi filosofici e letterari, vissuti non come lavoro ma come passione. Arturo, infatti, nella sua vita ha lavorato in fabbrica prima come operaio e in seguito come dirigente. Vorace lettore e appassionato di studi filosofici e letterari, dimostra, nel suo lavoro veramente pregevole, di averli assimilati e fatti propri, proseguendo il cammino già tracciato dai grandi, con il pregio di renderlo comprensibile anche a un lettore di questi tempi “ usa e getta “, dove la letteratura deve aver la leggerezza del nulla, per avere successo.

Pablo Picasso, Donna di fronte allo specchio, 1932 (particolare)

Pablo Picasso, Donna di fronte allo specchio, 1932 (particolare)

La consapevolezza delle catene è la condizione necessaria per la libertà.

da Sodoma

Sodoma, la biblica, emblema di ogni male, di ogni nefandezza; è la strada davanti casa nostra, anche se non la vediamo, forse a causa dello strano colore dei nostri occhiali.

… in una Sodoma sorda alle mie grida, un bambino, preso da pietà nei miei confronti, mi ha chiesto perché gridassi tanto, quando da tempo nessuno mi ascoltava più.
Ho risposto:«All’inizio pensavo di cambiare gli uomini; adesso so che non ci riuscirò.

Se grido ancora è perché gli uomini non finiscano per cambiare me.»

da Sodoma

Questa è l’unica spiegazione che possiamo dare alla gioventù, depressa da un futuro incerto e assoggettata a un sistema produttivo competitivo, che disintegra qualsiasi valore, ricchezza morale e individuale, per inseguire un becero profitto, che arricchisce solo pochi e uccide moralmente e fisicamente i molti nessuno del pianeta.

È per non farci cambiare che leggiamo, scriviamo, dipingiamo e suoniamo, pensiamo soprattutto, per dare colore e consistenza alle nostre grida.

Il Natale prossimo sarà quello da festeggiare. Non questo che è il solito vuoto, riempito in qualche modo.
Non ci sarà croce. Triste simbolo, causa e giustificazione di ogni misfatto.
Non ci sarà sacrificio: né divino, né umano, né reale, né simbolico.
Ci insegnerai, infine, a fare a meno di te e di coloro che della tua parola hanno fatto potere e ricchezza.
Imparare ad amare il nostro prossimo come noi stessi, a fare dono delle nostre ricchezze e a ricevere in dono, lietamente, le ricchezze degli altri.

Sono certo che verrai; il prossimo Natale … il prossimo Natale.

da Il prossimo Natale

Occhiali colorati di Arturo FalaschiQuesta lettera, che per alcuni versi mi ha ricordato la celeberrima canzone del compianto Lucio Dalla: Caro amico, ti scrivo …, è fortemente spirituale nel suo filosofico materialismo.

Tanto Lucio quanto Arturo scrivono a un amico, solo che l’amico del cantautore è partito, mentre quello di Falaschi non è mai arrivato.

Seppure a tratti amara, quest’attesa, che del messaggio evangelico prende l’essenza terrena, mondata appunto di quella croce, di quel sangue, in nome del quale sono stati giustificati orrori e misfatti, è pur sempre un dardo di fiducia, lanciato nello spazio vuoto e sciatto di questi tempi poveri e brutalmente insignificanti.

Lucien e Ahmed abitavano e lavoravano nella stessa città ma non si conoscevano né mai si sarebbero conosciuti.

… tra gli ostaggi c’era la famiglia di Lucien, ma Ahmed non conosceva Lucien.

Il racconto che mi ha lasciato davvero senza parole, perché tratta di un tema doloroso e attualissimo è: L’Attentato, nel quale Falaschi non trae conclusioni né giudizi. Si limita a mettere a confronto due esseri umani, due realtà storiche e i loro drammi; riuscendo con la sua prosa asciutta e poetica a rendere partecipe il lettore di una tragedia, nella quale siamo tutti vittime e carnefici, pedine di un gioco perverso che vede Occidente e Oriente scontrarsi, per odi e rancori, costruiti ad arte da un potere amorale e occulto, che si nutre di sangue, di lacrime, di sentimenti e famiglie irrimediabilmente distrutte.

Sono tante le riflessioni che ispirano i racconti di Falaschi, che non sono mai banali, a volte talmente brevi da necessitare più di una lettura. Intensi da sembrare una poesia, ci lasciano come sospesi a pensare, sui concetti che esprimono senza formulare sentenze o verità precostituite.

Non è facile recensire, per una modesta lettrice qual sono, un libro come Occhiali Colorati, perché è talmente varia l’argomentazione dei suoi testi, che su ognuno bisognerebbe soffermarsi. Oltretutto c’è da dire che Falaschi, conoscitore profondo della tradizione classica, utilizza con ironia ed eleganza favole molto conosciute, episodi e personaggi biblici, fatti storici e perfino un Dialogo delle Operette Morali del Sommo Leopardi.

Qualsiasi storia nella penna di quest’autore si fa paladina di un messaggio che esorta ad affrontare la vita con più coraggio, lucidità e sincerità, senza mai dimenticare di filtrare tutto attraverso quel famoso muscolo che il sangue ossigena e pompa in tutto il corpo, sempre menzionato dai poeti, chiamato: CUORE, ovvero quel sentimento, cui ognuno è libero di dare il nome che vuole, il quale rende l’essere umano tanto diverso e tanto perverso.

«[…] Senti a me, non è con gli occhi che puoi vedere il mondo, la verità del mondo.»
«Con il cuore allora?»

«Se ti piace, chiamalo così. Io vendo occhiali: occhiali colorati».


Arturo Falaschi è nato e vive a Livorno, attualmente collabora con L’Associazione Liberi Autori, organizzando presentazioni di libri e convegni di letteratura e filosofia.

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Silvia Leuzzi

Silvia Leuzzi

Ho un diploma magistrale e lavoro come impiegata nella scuola pubblica da oltre vent’anni. Ho 53 anni, sono sposata con due figli, di cui uno gravemente disabile psichico. Attualmente lavoro al liceo Pertini di Ladispoli e sono impegnata in campo sindacale come RSU del liceo. Scrivo per diletto ed ho al mio attivo, pur avendo ripreso questa attività da pochi anni, quattro premi come finalista, un secondo posto per la poesia e una menzione d’onore per la narrativa.
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