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Mille quei boschi, di Chiara de Cillis

<span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif; font-size: 10pt; color: #000000;">Berthe Morisot, due ninfe che si abbracciano 1892</span>

Berthe Morisot, due ninfe che si abbracciano 1892

                   

                   34.2

                   Mille quei boschi
                   in cui rendemmo
                   grazie a Dioniso.

                   Molti di più
                   gli amplessi
                   in cui io resi
                   onore a te.

 

La poesia è tanto essenziale che forse solo il silenzio può accompagnarla. Due strofe, due frasi limpide perfettamente bilanciate, quasi della stessa durata, eppure asimmetriche. Il suono è lieve, caratterizzato da pochissimi accorgimenti: le due strofe che iniziano per la stessa lettera, e che quindi rimangono subito legate all’occhio e all’orecchio; le doppie di “rendemmo” e “amplessi”; le s di “amplessi”; “resi”; Dioniso”; il suono delle o e delle i che ricorrono; “più” e “te”, che allungano il verso e incorniciano la strofa. Tutto concorre a far emergere la parola singola, da leggersi piano, con dolcezza e forza.

È una voce che arriva da lontano, come se parlasse la poesia stessa. Ringraziando Dioniso, la poesia gli dice addio. È la calma che segue l’impeto del rito: i boschi appaiono lontani, belli in questa loro lontananza. Ecco quindi che la poesia si volge, in una torsione classicamente composta, verso la persona amata, a cui non rende semplicemente grazie, rende onore. E questo onore non è semplicemente la gloria individuale, ma la sacralità che si conferisce a ciò che è irriducibilmente altro da sé, irriducibilmente altro e perciò prodigioso. 


Chiara De Cillis (Ostuni, 1995) dopo gli studi classici nella città natale, frequenta Scienze Agrarie presso l’Università degli Studi di Torino, dove vive attualmente; studia inoltre teatro e partecipa a numerosi poetry slam e reading. Da giugno 2016 è autrice del blog www.canemagro.wordpress.com, dove pubblica alcune sue poesie; una di queste è stata già pubblicata sul nostro blog. A breve uscirà per Italic Pequod Cane magro, la sua prima opera

Licenza Creative CommonsQuest’opera è distribuita con Licenza Creative Commons Attribuzione – Non commerciale – Non opere derivate 4.0 Internazionale

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Gabriele Stilli

Gabriele Stilli

24 anni, abita a Pantigliate, paesino minuscolo sperdutissimo tra campi palazzi e papaveri nel sud est milanese: maturità classica, poi laurea in Lettere a Pavia. In tenera età venne stregato da quelle cose che si scrivono andando a capo spesso, e da allora scribacchia poesie. Da molti anni si è rassegnato ad ascrivere la letteratura tra le discipline umanistiche e non al rigoroso ambito delle scienze. Nutre ancora qualche dubbio, però.