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Verrà la Morte e avrà il tuo piede

LullyMSThr938act5scene31Morti idiote di compositori più o meno famosi – parte I

Jean-Baptiste Lully

Il 29 Novembre del 1632, la moglie di un mugnaio fiorentino scodellò un infante. Per lei non fu una novità, perché prima di lui ne aveva già scodellato un altro e un’altra ne scodellerà qualche tempo dopo. Di questi però non ci occuperemo, perché nella storia della musica (anzi, forse nella Storia in generale, con la esse maiuscola) non rivestono un ruolo di particolare rilievo. Pazienza. Speriamo che siano stati in buona salute, si siano divertiti e abbiano trascorso una vita interessante anche se, ahimé, assai breve. Andiamo invece ad occuparci del loro fratellino, Giambattista Lulli, la cui storia oggi può essere letta in qualunque libro di storia della musica che sia degno di questo nome.

Jean-Baptiste Lully

Ritratto di Jean-Baptiste Lully

Cinquantacinque anni dopo, nel 1687, Giambattista Lulli non si chiama più così. Si chiama Jean-Baptiste Lully ed è diventato un consigliere di Luigi XIV di Francia, il sovrintendente della musica della sua corte e il compositore più famoso d’Europa. Mica male, per il figlio di un mugnaio. Ora, mettersi a ripercorrere passo passo tutte le tappe di una carriera lunga una vita che ha del miracoloso è roba da addetti ai lavori, mettersi a farlo qui sarebbe un’inutile fonte di tedio per il lettore che, scocciato, potrebbe in breve lasciare questa pagina per dedicarsi alla ricerca di più accattivanti argomenti, come una guida all’allevamento del criceto fulvo danese. Quindi non lo faremo.

Basti dire che, nell’arco di questi anni, Lully è diventato uno dei personaggi di spicco della corte di Francia. Esperto ballerino, spassoso attore comico e musicista geniale, ha rinnovato lo stile di composizione tipico dei musicisti francesi facendone oggetto d’ammirazione ed imitazione a livello internazionale. Dalle altre corti europee gli sono piovuti ai piedi giovani allievi smaniosi d’imparare a far musica nel suo stile, stile che in Francia troverà ancora terreno fertile per decenni dopo la sua morte. Dalla sua penna sono usciti capolavori di musica sacra e profana che continueranno ad essere riproposti con successo al pubblico fino alle soglie della Rivoluzione.

Il re l’ha sempre tenuto in palmo di mano, ha danzato fin dall’età di 15 anni nei balletti da lui scritti (più volte nelle vesti del Sole nascente, ruolo fortemente rappresentativo delle sue politiche che,  insieme ad esse, gli è valso il soprannome di Re Sole con cui è stato consegnato agli annali del Tempo) e l’ha reso, di fatto, uno dei musicisti più potenti della Storia. Solo negli ultimi anni il vecchio Gigi XIV ha cominciato a guardarlo un po’ di traverso, contrariato dai piccoli scandali cui ha dato adito la sua bisessualità e tutto preso dalle smanie religiose della sua ultima favorita,

Madame de Maintenon. Se la parabola della sua carriera avesse proseguito lungo il proprio corso discendente, forse nel giro di qualche annetto il fulgido astro del compositore avrebbe cominciato a perdere un po’ del suo splendore. Ma Madama Sorte decise di disporre altrimenti, affibbiando al suo ex beniamino il destino d’una delle morti più spettacolarmente idiote che mente umana possa ricordare.

Jean-Baptiste Lully

Ballet de la nuit, 1653

Prima di continuare, è bene che il lettore sia messo a parte di un importante dettaglio: nella Francia dell’epoca, per dirigere un’orchestra non si usava una bacchetta, bensì un elegante bastone di legno con cui si dava il tempo ai musicisti percuotendo ritmicamente il suolo. Ed era esattamente quel che stava facendo con particolare foga anche il nostro eroe quando, durante un’esecuzione del suo Te Deum, la punta del bastone gli si conficcò nel piede.

La ferita, mal curata, s’infettò in breve tempo, e quando la gangrena prese a diffondersi divenne subito chiaro ai medici che l’unico modo per salvare la vita del compositore passasse attraverso l’amputazione della gamba. Lully, stoicamente, rifiutò. La morte lo strappò ai terribili dolori dell’infezione il 22 Marzo del 1687.

Molti e vari sono stati i giudizi del mondo su questo compositore. La sua importanza per la storia della musica rimane certa, ma certo è anche il fatto che la sua carriera e la spregiudicatezza con cui la portò avanti gli guadagnarono una nutrita lista di nemici. Era ambizioso e sanguigno, e certo mise in campo tutte le sue mille risorse per tarpare le ali ad ogni possibile rivale.

Fossimo stati tra i compositori che vivevano all’ombra del suo nome, forse anche noi avremmo sgranato al suo indirizzo una lunga serie di madonne. Ma resta innegabile che le sue composizioni, piaccia o non piaccia, abbiano riscosso le lodi quasi unanimi del mondo musicale del suo tempo e non solo. Restano innegabili il suo genio e il suo contributo alla storia della musica. Resta innegabile il fatto che, di tutte le morti che poteva fare un uomo del genere, la Fortuna gliene prescrisse una che avrebbe potuto bastare anche senz’altri meriti ad assicurargli un posticino nel registro delle bizzarrie della Storia.


Ti è piaciuto l’articolo? Qui la seconda e la terza parte di Morti idiote di compositori più o meno famosi.

 

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Federico Franchin

Federico Franchin

È nato a Monza nel 1991 e da allora vive a Senago, nel Milanese. Appena nato ha imparato a sistemare la puntina su un disco di vinile e gli è piaciuto così tanto che non ha più smesso: ora studia Musicologia a Cremona e Danza Barocca a Milano. E' cresciuto in mezzo ai libri, ben presto si è reso conto che, ehi, quei cosi di carta non erano affatto male e ha deciso di non smettere più neanche con quelli. Ora è appassionato soprattutto di letteratura antica, poco gl'importa di quale paese, ma se riuscite a convincerlo che un libro scritto dopo il 1800 è davvero un qualcosa che valga la pena d'esser letto allora è probabile che lo faccia. L'ha già fatto altre volte, del resto, e non gli è dispiaciuto. Spesso lo fa ancora, comunque. Ha una spiccata tendenza ad interessarsi a scrittori e musicisti giudicati minori o semisconosciuti, convinto com'è che anche a loro faccia piacere sentir pronunciare il proprio nome, ogni tanto.
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