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Io sono Kurt

È strano.

Iniziando a leggere questo libro mi sono accorto che invece di leggerlo, sarebbe stato molto più indicato ascoltarlo. È come se, accendendo una notte la radio, non ci fosse la musica – o almeno, quella verrebbe dopo – ma lo speaker radiofonico cominciasse a parlare, direttamente con te. Tu non puoi interagire, non puoi rispondere, lui vuole raccontarti la sua storia, intimamente, e tu dovrai ascoltarla.

Una storia fatta di soldi, droga, musica, sesso e violenza.

Andrea Brighi è il proprietario di un night club di successo. Sta viaggiando in macchina verso Lugano. Insieme a lui ha una valigetta, carica di valuta illegale. Dovrà portarla al più presto al sicuro, tra le montagne elvetiche. Improvvisamente devia, e si dirige a gran velocità verso Trieste. Mentre si trova per strada infatti, vede – o più probabilmente  pensa di aver visto il Diavolo Biondo, e tenta di inseguirlo.

Diavolo Biondo è il nome con cui vent’anni prima era conosciuto Andrea Zanchi, notissimo deejay della movida triestina e datore di lavoro di un giovane Andrea Brighi. Se Zanchi negli anni ‘90 era il Diavolo Biondo, Brighi era conosciuto come Kurt. Insieme erano i deejay  di punta della scena notturna del nord-est italiano. Riempivano i locali, e le loro serate erano all’insegna della trasgressione e delle emozioni forti. Zanchi  gli deve dei soldi, tanti soldi. E’ questo il motivo della sua deviazione fino a Trieste.

Io sono Kurt Paolo Restuccia

Oppure, forse, è soltanto quello che pensa esserne il motivo.

 

L’inseguimento porta a galla i ricordi della sua vita precedente, la vita di Kurt, l’alter ego aggressivo e trasgressivo di Brighi che torna forte a imporre la sua voce su ricordi indimenticati e su ferite non del tutto cicatrizzate. Ricordi di quando lui e Zanchi condividevano passioni , trasgressioni, scontri e anche una donna: Anna.

Stanco,  forse non tanto  per il viaggio quanto per la lotta contro i fantasmi sempre più aggressivi della sua memoria, si ferma nei pressi di Trieste nella pensione Ghega. Quando si riprende, sdraiato sul letto della sua stanza, la valigia, la valigia con i suoi soldi del suo night club, quei soldi da portare a Lugano, al sicuro,  non sono più con lui.

Io sono Kurt è un libro particolare. Trama noir, semplice ma ben costruita. Il linguaggio è colloquiale, nudo, grezzo.

L’esperienza musicale e radiofonica di Paolo Restuccia è preponderante. L’autore stesso, esattamente come uno speaker radiofonico, suggerisce continuamente la canzone da ascoltare nel momento preciso della narrazione per rendere al meglio l’atmosfera e per amalgamare il tutto con una colonna sonora adeguata.

La storia si svolge in un assoluto presente: si rimane infatti quasi sorpresi nel leggere che alcuni fatti, a cui si fa riferimento durante la narrazione, sono avvenimenti reali, accaduti nella cronaca italiana contemporanea, soltanto pochi mesi prima rispetto all’uscita del libro stesso.

Nonostante questo, la storia è pervasa da continui flashback. Questi si susseguono, uno dopo l’altro, tra il 2016 e il 1996, fino a diventare morbosi ed asfissianti. Il climax è infatti un crescendo di tensione dove, solo fra le ultime pagine il ritmo sembra appianarsi. Esplode poi nel finale:  il presente e il passato si mescolano fra loro in un vortice di confusione adrenalinica.

I soldi sono il motore della narrazione. Sono la causa dell’inizio dei fatti narrati nel presente, ma anche il motivo per cui la vita passata di Brighi non sia ancora un capitolo del tutto chiuso. Motivo per cui decide, quasi preso da una follia irragionevole, di precipitarsi all’inseguimento di un’ombra fino a Trieste.

Solo un’altra realtà viene considerata più importante dei soldi: il sesso.

L’intera narrazione del libro è pregna di erotismo. Trasuda sesso. Marcio, sbagliato, triste, sulle soglie della legalità. È sporco, sudicio, vietato, ma è proprio questo che lo rende ancora più attraente ed eccitante.

Paolo Restuccia in Io sono Kurt incide su libro una storia rock indubbiamente contemporanea, specificatamente contemporanea: un noir scuro, unto, violento e grezzo.
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Riccardo Tripodi

Riccardo Tripodi

Polìtropo, paradossale, impressionista, catarifrangente: tutti aggettivi di cui non conosco il significato, ma mi pare contribuiscano a fare una bella entrata ad effetto, no? …No? Liceo classico e indirizzo universitario umanistico in lettere moderne all’Università degli Studi di Milano caratterizzano il mio percorso di studi. Vivo dalle parti di quel ramo del lago di Como che Manzoni si è dimenticato di raccontare; che poi è anche quello che dà il nome al lago. Classe 1992, mi definisco un ragazzo molto semplice e solare. La mia passione per i viaggi e le città d’arte è ben radicata e possiede parecchi anni di esperienza alle spalle grazie anche al supporto dei miei genitori.
Riccardo Tripodi

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