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Il minotauro

Leo Hidalgo, Aspettando l’autobus, 2015 (CC 2.0)

Non avrai mai l’occasione di farmi delle domande, ma la mia voce ti giungerà nelle lettere, e io so che le leggerai. Come faccio a saperlo? Non posso darti altra spiegazione di quella che sto per dirti: da quando ho memoria di me, io ti ho cercata. Mi era chiaro che tu esistevi, ma non sapevo dove. […] con questa lettera ti arriverà un pacco contenente un giradischi e un disco. Vorrei che domenica alle 17 tu mettessi il disco sul giradischi. Io farò la stessa cosa nella mia stanza d’albergo, a poca distanza da te, così noi due ascolteremo la stessa musica alla stessa ora. Questo sarà il nostro primo incontro…

Da questo estratto di una delle prime pagine de Il minotauro di Benjamin Tammuz pare di essersi imbattuti nel topos dello scambio epistolare amoroso, ma basta procedere un po’ nella lettura per capire che l’autore israeliano è riuscito a sovvertire ogni schema, intrecciando abilmente i fili della storia d’amore e della spy-story, dando vita ad un intrigante connubio.

L’autore della lettera di qui sopra è un agente segreto israeliano che incontra Thea, la destinataria, su un autobus, e capisce di essersi imbattuto nell’incarnazione dell’idea di amore che ha sempre inseguito. Lei ha diciassette anni, lui quarantuno. Dopo la prima, le indirizzerà decine e decine di altre lettere per anni, fino a legarla a lui indissolubilmente, con il solo potere delle parole e della musica di Mozart, di cui le invia dischi da ascoltare. Thea vorrebbe incontrare il misterioso spasimante, ma egli glielo nega, concedendole soltanto una vecchia foto e una registrazione della sua voce. Così la vita di Thea segue il suo corso, legandosi a quella di altri uomini, anche se nessuno è in grado di prendere il posto di quell’amante fatto di tempo e parole. L’agente si tiene però costantemente informato su ogni aspetto della vita dell’amata, mosso da un attaccamento tirannico e morboso.

Il romanzo è composto da quattro sezioni, ciascuna delle quali narra la vita di uno degli uomini che amano Thea: L’agente segreto, G.R., un coetaneo inglese della ragazza, brillante studente di buona famiglia, Nixos Trianda, professore di università greco-libanese e Aleksandr Abramov, palestinese.

Lasciò una somma di denaro alla donna russa che gli aveva dato due figlie, senza mai essersi sposati, e, tirato fuori dalla tasca un fazzoletto di batista che emanava una fragranza di profumo francese, le asciugò le lacrime e lo rimise a posto, dopo averlo ripiegato meticolosamente.

Benjamin Tammuz, Il minotauro, copertinaTammuz si concentra sulle reazioni dei personaggi in seguito agli eventi che li colpiscono, delineando abilmente il desiderio di fuga, gli impulsi violenti e quelli fisici, senza soffermarsi troppo su una profonda analisi psicologica: ogni individuo assume consistenza in relazione al suo modo di affrontare il dolore o l’imprevisto, modo che talvolta risulta estremo o biasimevole, ma mai impossibile da comprendere, poiché sempre profondamente umano.

Le scene raccapriccianti di corpi estranei che si abbracciano, i complessi di Edipo, le scelte di vita drastiche e immorali si accostano allo slancio purissimo con cui questi uomini amano Thea, rendendo l’intera vicenda dolce-amara e nient’affatto scontata.

Ad accompagnare lo svolgimento della storia ci sono alcuni temi che ritornano più volte, affiorando nella vita di più personaggi, come la trascinante passione per la musica, le idee sulla rinascita dei popoli del Mediterraneo e il patriottismo, suggerendo spunti insoliti e dando voce a sentimenti universali.

Ebbene, io amo il paese che servo, i suoi monti, le sue valli, la sua polvere, la sua disperazione.

Non posso allora che consigliarvi questo romanzo dalla copertina sgargiante per combattere l’uggiosità di una giornata autunnale…ovviamente sulle note di una sonata di Mozart.


Benjamin Tammuz è stato un romanziere israeliano. Nato a Charkiv, nell’allora Unione Sovietica, nel 1919, si trasferisce in Palestina a cinque anni. Dopo gli studi a Tel Aviv e a Parigi entra nel quotidiano Haaretz come redattore. Muore a Tel Aviv nel 1989. Il Minotauro (1981) è il suo romanzo più celebre, grazie anche al parere favorevole dello scrittore Graham Greene.  
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Vittoria Pauri

Vittoria Pauri

Mi chiamo Vittoria e ho diciotto anni. Se questo fosse un questionario di Proust, alla domanda "qual è il tuo motto?" non avrei esitazione a citare la frase di Gandhi che, tradotta piuttosto liberamente, recita così: il miglior modo per trovare se stessi é perdersi nel servizio degli altri. Mi riassume perfettamente. Le due cose di cui non posso fare a meno sono la curiosità di capire ciò che mi capita intorno e un quadernetto, da cui non mi separo mai, su cui scrivo tutto quello che mi passa per la testa e su cui colleziono frammenti di libri, poesie e conversazioni.
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