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Bianca di Giovanna Caratelli

Cesare Colombo, Assemblea studentesca a Milano, anni settanta

Cesare Colombo, Assemblea studentesca a Milano, anni settanta

Stavo guardando tra gli ebook sulla rete, quando mi è capitato di vedere quello della mia amica Giovanna Caratelli e, dopo averlo acquistato, leggendo a casaccio una pagina, mi sono caduti gli occhi su questa frase e sono rimasta a leggere per un po’, approfittando dell’insperata tranquillità domestica.

Ho già letto altri libri di Giovanna, un’autrice che mi ha colpito profondamente, come insegnante, come donna e, cosa non da poco, come amica

Giovanna insegna lingua e letteratura italiana in un istituto tecnico di Civitavecchia, pur essendo vicina alla pensione, è ancora appassionata del suo lavoro e del valore del mestiere d’insegnare.

Sono gli studenti, i protagonisti di questo libro. Sono i figli di quei giovani ribelli degli anni ’70 e ’80 del secolo appena trascorso. Sono le frecce lanciate nell’ignoto futuro.

Queste pagine man mano che ci scorrono davanti sembrano cingerci in un abbraccio senza tempo avvolgente e caloroso.

Giovanna è una donna che ha vissuto e vive da protagonista la sua esistenza e a questa vuole dare un senso. Ha lottato come tutti i suoi coetanei per una società più giusta e solidale.

La scuola è lo specchio della società, nella quale si riflettono le contraddizioni, che gli adolescenti captano ma non decodificano e questo è all’origine di un male e di un vuoto difficile da curare.

L’insegnante dall’alto della sua cattedra ha davanti a sé tanti volti, che postulano a lei una spiegazione al loro smarrimento, alla loro inerzia.

L’istituzione scolastica però non ha strumenti e si muove con affanno e con scarsissimi mezzi, soprattutto economici. Il corpo docente in larga parte tende a gettare la spugna davanti al dilagare di situazioni problematiche. Alcuni insegnanti però non si arrendono al vuoto morale che dilaga e di cui i giovani pagano il prezzo più alto.

Insegnare è un lavoro emozionante ma, come tutte le cose emozionanti, espone a un’alternanza di gioia, dolore, soddisfazioni e amarezze.

Essere stati giovani negli anni ’70 e ’80, vuol dire essere cresciuti con una spinta propulsiva, che veniva dall’espansione economica e dalle sue fallaci speranze: il famoso boom economico degli anni ’60 prima, e degli anni ’80 poi.

Giovanna Caratelli

Per noi italiani il “boom” è stato un bluff, perché la società dell’epoca non era ancora pronta a sostenere l’onda anomala del consumismo, e forse non lo è ancora oggi a distanza di cinquant’anni.

L’euforia del dopo guerra si è spenta sui nostri volti.

La generazione a cavallo del decennio 1955/1965 è quella che più di tutti è cresciuta con la certezza di un futuro migliore. Tutto era fatto, detto e pensato in vista di un domani quasi mitico. I giovani erano invogliati a studiare dalla prospettiva di un lavoro soddisfacente ed economicamente ben remunerato. I nonni e i genitori erano le fondamenta del futuro, la memoria storica vivente di una sofferenza che andava ricordata e nello stesso tempo demolita, nei suoi aspetti repressivi e retrogradi. C’era dentro questi ragazzi una certezza di appartenenza a un ruolo sociale e politico.

Quando eravamo giovani ci appariva tutto chiaro: tutto era di destra o di sinistra.

Carla, la protagonista del libro, analizza la sua e la nostra gioventù attraverso gli occhi dei suoi alunni.

Lo smarrimento di questi figli è in parte dovuto al fatto di avere per genitori dei perduti sognatori, usciti malconci e vagamente perdenti dallo scontro frontale con il potere; tanto da perdere di vista l’importanza ed il rispetto di certi valori, che andavano sì evoluti ma non distrutti, quale è la famiglia.

La famiglia in Italia spesso ha sopperito e in parte ancora sopperisce a molte delle lacune del nostro Stato sociale scadente. Con il mutare della società, con la maggiore autodeterminazione della donna, alcune famiglie si sono completamente disintegrate; perché le donne spesso sono e sono state un collante potentissimo della famiglia con la loro capacità di sopportazione, immolate a una maternità sconfinata. Ovviamente nei processi di rinnovamento c’è tanta confusione, chi ne paga le conseguenze sono i figli.

La storia è avvincente; ha il sapore del giallo, perché tutto ha inizio dalla scomparsa di Bianca: un’alunna di Carla.

La ricerca di questa ragazza è il pretesto per l’indagine psicologica generazionale di un’insegnante prima, di una donna e di una madre poi, che si trova di fronte al suo passato, riflessa negativamente nella gioventù, la quale sembra drammaticamente saldare il debito per conto d’altri, quegli altri siamo noi.

Giovanna Caratelli con il suo libro sembra offrire agli adulti delle chiavi di lettura, per alcuni comportamenti problematici adolescenziali; mentre ai ragazzi si rivolge con la sincerità spiazzante di chi ha lottato per un futuro migliore, per una società più giusta, per il sorriso dei figli del futuro.

Certo che, se non abbiamo vinto, come avremmo voluto, almeno ci abbiamo provato e comunque abbiamo fatto saltare qualche muro medievale di questa nostra società italiana.

Ci hanno sconfitto.

La battaglia rivoluzionaria in cui abbiamo creduto è andata persa dietro alle P38 e all’eroina dello Stato, quello subdolo e corrotto della Loggia P2, delle stragi fasciste: Piazza Fontana, Italicus, Stazione di Bologna e tante altre che non cito. Per non parlare del rapimento Moro, che di rosso ebbe ben poco, che fornì il pretesto e la giustificazione per perpetrare una feroce repressione, ben descritta con poche ed efficaci immagini dalla brava Giovanna Caratelli.

Il futuro in larga parte ha dato ragione a quei compagni che teorizzavano la fine del capitalismo. Ora siamo dentro quel futuro che credevamo di mutare.

Vi abbiamo aperto come finestre su un mondo di detriti; un mondo che acquista aerei da guerra e chiude scuole e ospedali.

Qui vorrei ridare la parola alla nostra protagonista, quando dice:

Ora le cose sono più difficili per i giovani: Questi miei ragazzi però, ci stanno dimostrando di essere capaci di prendere le loro esistenze, in modo meno eclatante di noi certo, ma forse con una convinzione più profonda.

In tutto questo libro sembra echeggiare un soffuso ma tenace: NOI CI SIAMO ANCORA, ABBIATE FIDUCIA, RAGAZZI!

Non siamo stati tutti stritolati dall’ingranaggio infernale. Eccoci qui con le nostre rughe, i nostri denti finti e i capelli tinti ma non abbiamo smesso di essere arrabbiati. Vi chiediamo solo di usare quel che di buono abbiamo ottenuto e di non perderlo.

Voglio lasciarvi con le conclusioni del libro. Carla incontra una sua alunna dopo qualche anno che esordisce:

…….Io non gliel’ho mai detto, ma lei non sa quanto sia stata importante per me!
E magari è vero e in quel momento senti che il cuore batte un po’ più forte e ti ricordi un’espressione spaventata, un volto caricato da un trucco provocatorio, sfacciato, una risposta gridata… E pensi che qualcosa di buono, insomma, l’hai fatto.

Qui continua con una descrizione minuziosa di gesti e movimenti tipici di una donna di famiglia, che sistema la spesa, carica la lavastoviglie e altre trecento cose in una, quando dalla televisione, che sembra parlare da sola, la protagonista sente:

..scandire un vecchio slogan contro il potere. E poi alzi la testa perché dalla TV viene una musichetta allegra… e ti scendono lacrime di rabbia a veder affidata la parola libertà al comico di turno.


Giovanna Caratelli è un’insegnante impegnata nel volontariato.
Ha pubblicato Un po’ di sole in strada, pubblicato dalla casa editrice Altrevoci.
Ha pubblicato: per la casa editrice Prospettivaeditrice un libro denuncia, sulla condizione della disabilità grave e gravissima, scritto insieme con Alessandra Incoronato, una donna disabile affetta da una forma grave di distrofia: La vita comunque.
L’ultimo libro pubblicato da Giovanna è Nessuno resti a terra edito Nutrimenti Edizioni, una storia di vela, di mare e soprattutto di solidarietà, valore sempre presente in tutti gli scritti e in tutte le azioni di quest’autrice, dalla prosa scorrevole, di piacevole lettura e istruttiva.
Il libro Bianca è disponibile su Amazon in formato ebook.
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Silvia Leuzzi

Silvia Leuzzi

Ho un diploma magistrale e lavoro come impiegata nella scuola pubblica da oltre vent’anni. Ho 53 anni, sono sposata con due figli, di cui uno gravemente disabile psichico. Attualmente lavoro al liceo Pertini di Ladispoli e sono impegnata in campo sindacale come RSU del liceo. Scrivo per diletto ed ho al mio attivo, pur avendo ripreso questa attività da pochi anni, quattro premi come finalista, un secondo posto per la poesia e una menzione d’onore per la narrativa.