All posts by Gabriele Stilli

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Come l’acqua che scorre: il cinema di Yasuijro Ozu

«Se avessimo vinto noi, ora gli americani porterebbero parrucche nere e canterebbero canzoni giapponesi masticando chewing gum» «Allora meno male che abbiamo perso» (Yasujiro Ozu, Il gusto del saké, 1962) Inquadrature fisse, cavalletto basso. Colori pastello, scene di interno, fra le intelaiature di legno e

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Storia di palme, città e poesia

Parliamo di palme. Ancora? No, dai le palme no. E poi sono bruciate, chissenefrega. Dai su, chissenefrega. Beh, intanto ne è stata bruciata solo una. E poi, su questa storia delle palme rachitiche gentilmente offerte da Starbuck’s per adornare piazza Duomo a Milano ci sono

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Diario di una recensione non scritta

A: «Allora, questa recensione?» B: «Eh…» A: «Sì, la recensione… l’hai scritta? No, dai, ascolta, come la mettiamo con quelli della Marsilio? sai la figura di merda che ci facciamo?» B: «Eh – pausa, guardando per terra – Non ce la faccio» A: «Come non ce

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Padre, di Eugenia Galli

                                                                                                                                                                                            A mio padre e a Piergiorgio                                                                                                                                                                                                                                                                        Padre che già ti trasformi in tuo padre,                     muto animale ordinato che conta                     i figli

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La canzone ha davvero bisogno del Nobel?

Beh, che dire. Il Nobel per la Letteratura a Bob Dylan. Nessuno se l’aspettava (tantomeno noi). Anche il mondo letterario ci ha messo un po’ a recepire. Non è cosa da tutti i giorni,  in effetti. Che dire. Che si spera che d’ora in poi

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Il contrario dell’atomo: Dario Fo

Per quanti sforzi faccia, non riesco a ricordare la prima volta che ho sentito il nome di Dario Fo. E’ come se lo conoscessi fin dalla nascita, come se avessi sempre saputo che, da qualche parte, c’era un Dario Fo che faceva teatro con la

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Charles Simic: la poesia dietro l’angolo

  La lirica è la scandalosa dichiarazione che il privato è pubblico, che il locale è universale, che l’effimero è eterno. Ed è davvero così! Finisce che hanno ragione loro. È questo che i filosofi non riescono a perdonare loro. (Charles Simic, Il mostro ama