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L’amore è la guida e il cammino

alchimista coelhoQualche settimana fa ero ad un mercatino dell’usato a vagliare le offerte sui libri con la stessa foga e cura di un cane da tartufo. Ad un certo punto un mio amico, che era lì con me, mi guarda dicendo:
“Coelho…!”. In mano teneva una copia de L’alchimista presa dalla bancarella.
“Sì”, dico, “è di Coelho. Non l’ho letto, ma non mi è mai ispirato tanto.”
“No”, mi risponde, “COELHO!”.
Dentro, nel foglio di guardia del libro, c’era una dedica scritta in penna e una firma:


L’amore è  la guida e il cammino
Paulo Coelho

Comprato subito. Due euro. E siamo andati via velocemente prima che qualcuno potesse cambiare idea e riprendersi il libro. Se sono qui a scrivere questo, ora, è perché dopo averlo letto, sarei stato disposto a pagare questo libro anche dieci volte tanto.

alchimista coelhoIl romanzo, scritto nel 1988, è in realtà un romanzo di formazione come molti altri. Un ragazzo parte dal nulla e attraverso mille peripezie e difficoltà raggiunge il proprio obiettivo maturando nell’animo e nel rapporto con gli altri.

Il fatto che mi sia annoiato anche solo a scrivere queste due righe per spiegare il procedimento la dice lunga sull’abuso che è stato fatto di questo svolgimento dei fatti. Ma c’è davvero molto di più da scoprire in questo libro. Il finale, in particolare, è di una bellezza rara. Mi ha lasciato il sorriso per parecchie ore dopo il termine della lettura.

Iniziamo, dunque: il giovane in questione è Santiago, un pastorello che decide di compiere un viaggio metaforico verso lidi più prestigiosi della campagna andalusa; punta alla sapienza e alla conoscenza. In un sogno gli viene rivelato che ai piedi delle Grandi Piramidi d’Egitto c’è un tesoro. Sarà suo, se solo troverà la forza di raggiungere il luogo. Santiago è sicuro di farcela e, forte di questa convinzione, inizia il suo personale viaggio. Attraversando così terre sperdute e lontane gli si presenteranno davanti molte situazioni, molti luoghi e diversi personaggi interessanti: proprio come nella vita vera, fatta di bontà e malvagità,  alcuni cercheranno di aiutarlo, altri faranno di tutto per fregarlo. Ma ognuno di loro, nella narrazione semplice e scorrevole di Coelho, rappresenta una tappa fondamentale della crescita di Santiago. E, aggiungerei, della nostra.


L’Alchimista
, infatti, è una lettura importante perché permette di entrare in contatto diretto con l’essenza profonda del nostro io. Capire lo scopo dell’ esistenza non è semplice. Intendiamoci: non è che leggere questo romanzo fornisca la chiave di volta.  Per sapere quale sia il nostro scopo nella vita e trovare la strada per la felicità (che alcune persone più sagge di me dicono nascondersi nelle piccole cose) servono tempo e molte altre cose che le parole non possono spiegare. alchimista coelhoMa è comunque importante imparare a lottare e a non mollare, tenendo sempre a mente che essere fedeli a se stessi è il primo passo verso la conoscenza. Solo così potremo raggiungere gli obiettivi. E gli obiettivi che vengono descritti da questo libro, scritto con un linguaggio che definirei pervasivo, sono facilmente assimilabili a quelli di ciascuno di noi. 

Ad un certo punto, Santiago si ritrova nel deserto. C’è silenzio, attorno. È come se tutte le sue scelte, tutto il suo passato, l’avessero condotto a quel momento specifico, in quel posto nel Mondo. Il vento accarezza i suoi pensieri mentre è intento a  prendere una decisione importante per la sua vita e il suo futuro. E proprio quando i brutti pensieri, le paure, le paranoie sembrano incominciare a riaffiorare dal lato oscuro delle dune di sabbia, Santiago ritorna con la mente a tutto il percorso che ha già affrontato. Sa quale posto nel mondo ha occupato e crede fermamente nelle proprie capacità, che non sono superlative. Sono normali, ma adatte a quanto gli serve per essere felice e raggiungere i propri scopi. Non chiede di più a se stesso. È proprio quello che si potrebbe definire con il termine misura.

A tal riguardo, nella prefazione al libro è racchiusa una breve storia che vorrei farvi leggere:

La Madonna, con il Bambino Gesù fra le braccia, aveva deciso di scendere in Terra per visitare un monastero. Orgogliosi, tutti i monaci si misero in una lunga fila, presentandosi ciascuno davanti alla Vergine per renderle omaggio. Uno declamò alcune poesie, un altro le mostrò le miniature che aveva preparato per la Bibbia e un terzo recitò i nomi di tutti i santi. E così via, un monaco dopo l’altro, tutti resero omaggio alla Madonna e al Bambino. All’ultimo posto della fila ne rimase uno, il monaco più umile del convento, che non aveva mai studiato i sacri testi dell’epoca. I suoi genitori erano persone semplici, che lavoravano in un vecchio circo dei dintorni, e gli avevano insegnato solo a far volteggiare le palline in aria. Quando giunse il suo turno, gli altri monaci volevano concludere l’omaggio perché il povero acrobata non aveva nulla di importante da dire e avrebbe potuto sminuire l’immagine del convento. Ma anche lui, nel profondo del proprio cuore, sentiva un bisogno immenso di offrire qualcosa a Gesù e alla Vergine. Pieno di vergogna, sentendosi oggetto degli sguardi di riprovazione dei confratelli, tirò fuori dalla tasca alcune arance e cominciò a farle volteggiare: perché era l’unica cosa che sapesse fare. Fu solo in quell’istante che Gesù bambino sorrise e cominciò a battere le mani in braccio alla Madonna. E fu verso quel monaco che la Vergine tese le braccia, lasciandogli tenere per un po’ il Bambinello.

P. Coelho, L’Alchimista (Prefazione) Bompiani, 2001, p.10

Non lo so. Magari a qualcuno di voi sarà sembrata banale. A me, invece, ha colpito particolarmente. Ma in un momento storico come questo non mi sembra poi così stupido puntare e scommettere sulla speranza, i sogni, l’arte o la fiducia in se stessi per riemergere. Soprattutto se immersi in questo deserto di senso che ci circonda. Lasciamo che sia il vento a toglierci la sabbia di dosso e ad indicarci la via.

Lo so, vi sarò sembrato uno di quegli scrittori americani dei film che aizzano la folla con tanti bei discorsi del tipo “Sii il cambiamento che vuoi vedere nel Mondo! Impegnati e ci riuscirai! Non lasciare che i sogni siano sogni” o che scrivono libri della serie “Come imparare a realizzare se stessi”. Sarà l’effetto del libro che ancora perdura, chissà. Non smorzatemi l’entusiasmo. Non  ancora, almeno, sono giovane. Ci penserà la vita a quello.

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Mattia Lo Presti

Mattia Lo Presti

Cercatore d’Essere; Ignobile scrittore di poesie; Fanatico lettore onnivoro. Sono nato a Como nel 1993. Mi sono diplomato al Liceo Classico A. Volta lottando principalmente contro la pigrizia e la matematica. Dimenticavo: sono recidivo. Per questo, forse, mi sono laureato in Lettere Moderne (indirizzo filologico-letterario) presso l’università degli studi di Pavia. Ora vivo a Barcelona.
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